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Lettera aperta al Prof. Mauro Masi, Presidente del Comitato tecnico contro la pirateria digitale

Caro Prof. Masi

Le scrivo per chiederle ufficialmente un’audizione presso il “Comitato tecnico contro la pirateria digitale”.
Ho infatti acquisito in materia di violazione del diritto d’autore su internet un’esperienza diretta anche se involontaria e vorrei porre all’attenzione di questo organismo la necessità di una visione complessiva del problema.
Il mio caso riguarda la violazione del diritto di proprietà intellettuale di una teoria scientifica. Ritengo che la tutela della ricerca teorica è un interesse prioritario dello Stato Italiano perché proprio da tale tipo di ricerca possono venire risultati anche economici incalcolabili nel lungo periodo.
Spero che il suo atteggiamento rispetto alla mia richiesta di audizione non sia quello di scartarla perché legata ad un caso personale. Evitare i casi personali è un atteggiamento molto comodo, ed apparentemente corretto, ma porta ad un effetto paradossale: autorizza a parlare di un problema solo chi non è coinvolto, chi può discuterne per sentito dire o sulla base di dati statistici spesso opinabili.
Tuttavia, dato che questa è una lettera aperta, destinata alla diffusione sia per Internet che a mezzo stampa, ometterò i particolari che richiederebbero un’attenta verifica da chi volesse contribuire alla diffusione di questo testo. Sono disponibile a fornire tutte le informazioni a chiunque me le chiederà, anche perché sono già a conoscenza della Magistratura Italiana.

Sono un medico che lavora in una struttura ospedaliera pubblica. Nel 1999 scrissi un libro intitolato “Fisica della Mente”, un testo teorico sulla legge di Hebb e sulla registrazione cerebrale della successione di eventi. Anche se l’argomento può sembrare incomprensibile si tratta di una questione fondamentale per il funzionamento del cervello dei vertebrati.
Proposi il libro a  vari editori italiani e ricevetti una risposta positiva solo da una casa editrice minore, che però  proponeva un’edizione limitata a mie spese. Decisi di non farlo perché sarebbe stata un’operazione di pura vanità e il mio testo sarebbe stato letto solo da pochissimi. Il mio intento era invece diffondere adeguatamente le idee contenute nel libro, raggiungendo lettori interessati all’argomento, così nel maggio 2001 pubblicai la traduzione inglese su internet col titolo “Physic of Mind”  al seguente indirizzo:
http://www.kefa.it/physicsofmind/
Il testo è stato scaricato da oltre un migliaio di lettori di una cinquantina di nazioni ed è tuttora scaricabile gratuitamente.
Nell’agosto del 2007 sono venuto a conoscenza dell'esistenza di un articolo il cui reprint  ho acquistato, per 32 dollari più le tasse, sul sito di un’importante multinazionale dell’informazione scientifica: l’articolo, a firma di due scienziati americani, era stato pubblicato su una rivista americana di neuroscienze nel febbraio 2003, ed il copyright era di una casa editrice inglese. 
L’articolo è al 90% la copia letterale di ampi brani del mio libro, comprese introduzione, conclusioni ed immagini.
I due firmatari dell’articolo, hanno curriculum di tutto rispetto, con decine di pubblicazioni scientifiche all’attivo.
Per fortuna avevo cercato di tutelare il mio lavoro consegnando nel 2000 alla Prefettura di Palermo tre copie della versione italiana dell’opera prima di immetterla su Internet, copie che adesso sono in tre biblioteche nazionali ( Palermo, Roma, Firenze). Se non avessi ottemperato alle Leggi Italiane sulla stampa adesso non potrei provare di essere il vero autore dell’opera copiata.
La pubblicazione a stampa, anche se in un  numero limitato di copie, è stata da parte mia un tentativo consapevole di affidare allo Stato Italiano, secondo le sue leggi, la prova inconfutabile  della paternità dell'opera, che temevo avrebbe potuto essere in qualche modo plagiata in assenza di una legislazione chiara per la pubblicazione su internet. Ritenevo infatti il modello teorico da me proposto valido, anche se non avevo ricevuto alcuna attenzione editoriale.
Ho sporto querela contro gli autori dell’articolo in data 22/08/07 e delle indagini sono in corso. La casa editrice inglese, che si dichiarava detentrice del copyright dell’articolo copiato, è stata da me informata del plagio nel febbraio 2008 ma soltanto nell’aprile 2009 ha ritirato da internet il reprint dell’articolo copiato dal mio libro, senza fornire alcuna spiegazione e senza procedere alla pubblicazione, sia sulla rivista americana di neuroscienze sia sul sito internet, di rettifiche o scuse.
Il 9 giugno 2009 la casa editrice inglese ha spedito al mio avvocato una mail in cui rinuncia ai diritti sull’articolo e riconosce il plagio. Per quel che riguarda il risarcimento dei danni tutto lascia supporre che per far valere i miei diritti dovrò intentare una lunga e costosa azione legale internazionale.
Il 07/03/08 ho chiesto alla Magistratura Italiana l'applicazione delle misure provvisorie e cautelari previste  dalla Direttiva 2004/48/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, ma non sono a conoscenza di risultati prodotti dalla mia azione. Il 15/05/08 ho spedito un’ampia documentazione al D.G.C.E. Ufficio 5° del Ministero degli Affari Esteri ( che si occupa di Diritto d’autore ) ma non ho ricevuto alcuna risposta. 

Credo che i miei Diritti Costituzionali di cittadino italiano siano stati lesi sotto vari profili:

Art. 21.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.


Questo diritto mi è negato in quanto altri si sono appropriati del mio pensiero.

Art. 33.
L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.

Per oltre un anno non sono stato libero di ripubblicare la mia opera in quanto altri ne rivendicavano il copyright.

Art. 35.
La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Il mio lavoro intellettuale è stato espropriato e non ho ancora ricevuto una efficace tutela.

Voglio ricordare l'Articolo 24 della Costituzione nel capoverso seguente:
Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.

Certamente io, per reddito, non posso legalmente essere considerato un non abbiente, ma di fatto non sono in grado di far fronte alle spese legali necessarie per risolvere velocemente il mio problema in sede internazionale. Se la tecnologia di Internet ha spostato le giurisdizioni in ambito internazionale anche lì devo poter esercitare il mio diritto ed essere aiutato nell'azione.

Una legge che tuteli il diritto d’autore deve prevedere un fondo per la tutela legale anche estera degli autori italiani quando la violazione del copyright avvenga su internet.

Il solo dato economico della violazione del diritto d’autore è fuorviante, anche perché per la stragrande maggioranza degli articoli scientifici non vengono corrisposti diritti agli autori, che hanno un ritorno solo indiretto come titoli accademici.

I tribunali italiani sono intasati di processi a gente che copia DVD e li rivende, causando danni solo patrimoniali agli autori ed ai produttori. Nessuno degli imputati si spaccia per il regista del film di cui vende la copia. Il reato che è stato compiuto ai miei danni è enormemente più grave di una semplice violazione del copyright, in quanto lede i miei diritti costituzionali e personali.
Io credo nella Giustizia, ma anche nei costi e nei tempi della Giustizia.
Il tempo che devo impiegare nella tutela dei miei diritti è tempo sottratto alla mia creatività. Ciò costituisce un danno - piccolo o grande che sia -  non solo per me ma anche per la collettività.
Un furto mette molto più in imbarazzo il derubato che non il ladro. I tempi lunghi della giustizia generano frustrazione. L’esperienza che ho vissuto sarebbe stata molto dolorosa se non fosse stato per un particolare esilarante: sono uno scrittore e nel 1994 avevo pubblicato un romanzo ambientato a New York in cui un inventore veniva derubato da una multinazionale della sua invenzione, una macchina per fare sesso virtuale.

Lei, caro prof Masi, ha dichiarato:
"Non ci sono al momento bozze di legge in circolazione sulla lotta alla pirateria digitale e multimediale. Non esiste nessuna proposta precostituita ma, al contrario, il forum aperto sul sito del governo sta raccogliendo tutte le proposte dei cittadini, dalle più approfondite a quelle più semplici, che saranno, tutte, esaminate con la massima attenzione. Il Comitato procederà quindi alle audizioni il cui calendario sarà reso pubblico sul sito. Quando, e se, sarà elaborata una proposta verrà resa subito di pubblico dominio''
Tuttavia non possiamo nasconderci il fatto che sembra prendere campo una corrente di pensiero orientata a riprodurre in Italia una legge molto simile a quella francese, incentrata sul problema del download illegale di files derivanti da prodotti protetti dal diritto d’autore.
Pur non entrando nei dettagli, ho notato che tra le proposte c’è quella di staccare da internet, dopo i necessari  preavvisi, chi si ostinerà a scaricare illegalmente files e che la persona colpita dal provvedimento dovrà continuare, per il periodo della sanzione, a pagare ai provider l’abbonamento ad internet.
Questo mi sembra un mostriciattolo giuridico, perché incide in un rapporto tra privati, il provider e l’abbonato. L’esempio meno irriverente che mi viene in mente è questo: mi sequestrano la patente per un mese ma devo dare al benzinaio dieci euro al giorno per risarcirlo del mancato guadagno.

Se il Comitato tecnico contro la pirateria digitale dovesse limitarsi a proporre una legge contro il download illegale dei files, il suo ruolo si ridurrebbe alla salvaguardia di interessi industriali e commerciali, spesso non italiani, e la difesa del diritto d’autore sarebbe solo un paravento per una partita economica tra fornitori di servizi informatici, reti televisive, gruppi editoriali, distributori, vendita al dettaglio.
I diritti d’autore incidono su meno del dieci per cento del prezzo al consumatore di un qualsiasi prodotto artistico. Non vorrei che il diritto d’autore fosse una bandiera di comodo, il modo propagandistico per fare accettare all’opinione pubblica il controllo di internet e una legge che favorisce alcuni settori commerciali.
C’è una pubblicità che ascolto spesso alla radio. Il dialogo suggerisce che si tratta di un giovane che sostiene un colloquio di lavoro. Dice più o meno:
“Ho 27 anni, sono andato due volte sulla luna, ho inventato una macchina per il teletrasporto, sono candidato al Nobel, ho fatto un master con Pubblitalia”
“Un master con Pubblitalia!” e la voce entusiasta dell’interlocutore fa capire che il giovane sarà assunto.
Niente da parte mia contro Pubblitalia, ma questo breve, geniale dialogo è forse l’opera letteraria più importante degli ultimi anni, quella che rappresenta meglio l’Italia di oggi, più efficace di cento romanzi: un’Italia che non dà nessuna importanza alla scienza, all’innovazione, alle idee, ma che vede come valore sociale supremo il marketing.
Se le proposte che il suo Comitato presenterà non prenderanno in considerazione aspetti specifici del diritto d’autore, se non conterranno degli elementi tali da tutelare maggiormente gli autori scientifici, credo che si perderà una occasione di innovazione.

Cordialmente
Marco Bonafede
Cefalù - 19/06/09
Marco Bonafede: pisoloeditore@hotmail.it
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